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Mina - L'allieva recensione

By Paolo http://www.minamazzinicremona.bravehost.com/
 

Di certo "L'Allieva" non è un disco adatto a tutti. Chi è digiuno di un

genere come il jazz potrebbe rimanere spiazzato al primo ascolto di queste

quattordici tracce.

Non aspettatevi niente di modaiolo da questo disco.

Siamo all'antitesi di "Bula Bula".


Chi non ha orecchie allenate ad ascoltare questo tipo di musica

potrebbe rimanerne addirittura annoiato. Potrebbe trovarla retrò e giudicare

che ogni pezzo assomiglia al precedente.

Forse la caratteristica principale del disco è che non può essere

ascoltato distrattamente. Richiede attenzione, altrimenti si corre il

rischio di non comprenderlo e rimanerne delusi. Bisogna cercare di

assaporare lentamente le storie che Mina dipinge con la musica. Non ha senso

ascoltare la musica senza concentrarsi sui testi (ed è lamentabile che il

libretto non li riporti). Bisogna avere la pazienza di lasciar sedimentare

le atmosfere e i sentimenti che evocano i differenti brani.


Non c'è che dire. Un grande tributo alla musica di Frank Sinatra, ma

anche alla sua "maestra" Billie Holiday. Una scaletta che non è pienamente

rappresentativa della carriera di "The Voice". Le scelte di Mina non

riflettono i due lati della carriera discografica di Sinatra, in quanto

privilegia il lato "ballads", trascurando il

lato "swing".


Mi sono piaciute praticamente tutte le tracce, ma sono degne di

particolare menzione "These Foolish Things", "The Nearness of You" e "My Way".


Le prime quattro credo appartengano alla stessa sessione ("Mina in

Studio 2001"). Curiosa la citazione battistiana in chiusura di "Once I Loved",

che ricalca il finale di "Non è Francesca", molto attenta all'originale "One

for my Baby".


Mina vola più alta, dispiegando la voce in "Angel Eyes", già affrontata

all'età di ventiquattro anni nel mitico "Mina" (1964).


Immaginate un club aperto solo la notte che ospita una piccola

formazione intenta a prodigarsi per intrattenere i presenti, che cuciono

attorno alla cantante atmosfere di estrema rarefazione. Stiamo parlando di

strumentisti che, insieme a lei, tessono le fila di musica di classe. Avrete

così un quadro esatto della gamma di sensazioni che "L'Allieva" è in grado di

stimolare: fumose, dense, ispirate, estraniate ed estranianti.


"Strangers in the Night" offre una pausa "pop". È risaputo quanto Frank

Sinatra odiasse quel "dubidubidu" con cui si chiudeva il brano che nel 1966 gli

regalò un'inaspettata seconda giovinezza artistica. Non ha mai amato quella

canzone e pare che altrettanto si possa dire anche di Mina, che tuttavia la

incide due volte. Troppo "gigionesca" la versione dell'84, piuttosto

bamboleggiante ed ironica questa, che del "dubidubidu" fa addirittura il punto

di forza.


Segue "All the Way" in cui Mina è abbastanza in linea con l'originale,

ma con dei toni sofferti e una voce a tratti graffiata, un po' eccessiva per

quello che il testo esprime.


Fedele alla versione di Sinatra nell'intensa e impegnativa "Good-Bye".


Un accompagnamento musicale accattivante introduce "Dindi". Lo considero

uno dei punti più toccanti del disco. Fa tenerezza la ripresa di Mina a più

di quarant'anni di distanza di un brano fra i più belli della discografia

Italdisc. È resa molto bene, ma a mio parere non c'è paragone con la

freschezza dell'incisione del tempo dei suoi ventitre anni.


"My Way" giunge quasi nel momento in cui l'ensemble, stanco di suonare,

abbandona gli strumenti e se ne va. Le luci si spengono. Rimane solo il

chitarrista ad accompagnare Mina nella drammatica e straziante "My Way",

impostata quasi esclusivamente sui toni medi, graffiata, sofferta, vissuta.


Cambio di scena.


Il piccolo e fumoso club notturno scompare per lasciare il posto ad

uno studio di registrazione. Gli orchestrali prendono posto e fa il suo

ingresso il direttore Gianni Ferrio, che sa guidare la voce di Mina in toni

ora morbidi, ora svettanti, da "Only the Lonely" all'intensa e vibrante "Laura",

passando per "April in Paris", resa in versione corta, ma fedele alla

tradizione.


La traccia video non è di eccelsa qualità. Presenta materiale escluso

da "Mina in Studio 2001", con una versione di "Blue Moon" che si discosta di

poco da quella della sesta traccia del CD.


Che dire a questo punto? Un disco che sicuramente impegna molto

nell'ascolto, un insieme di musicisti, che non scende a compromessi con

qualsiasi forma di logica commerciale, interpreti di una musica complessa,

notturna e visionaria, a tratti spiazzante ma di sicuro interesse, da

ascoltare più volte.


Created by blackout
Last modified 2005-12-08 08:59 PM
 

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